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IL CASO - Sono sempre di meno i partenti della 500
PILOTI PRIVATI, ADDIO

E' sempre difficile piangere un amico scomparso e lo è ancor di più quando con lui si sono passati tanti momenti piacevoli. Ormai, però, è venuto il momento di farlo, non si possono più rimandare le esequie ed è giusto che il mondo degli appassionati sappia ciò che, all'interno dell'ambiente degli addetti ai lavori, è noto da tempo: il caro, carissimo, Pilota Privato, non c'è più. E' morto. Qualcuno fra voi se ne era già reso conto che da un po' di tempo Pilota non era più lo stesso. Le sue prestazioni, in gara, andavano scemando ed anche nel paddock lo si vedeva sempre di meno. E' colpa dell'età, si diceva. Non avrà più le motivazioni, insinuava qualcun altro. In realtà Privato è stato lasciato morire. Di stenti. Semplicemente è stato abbandonato. Dalla Federazione Internazionale, prima di tutto, e poi dagli organizzatori, scomparsi nel frattempo anch'essi e sostituiti dalla Grande Sorella Dorna, ma anche da noi, dai giornalisti, che non ci siamo accorti in tempo in quali condizioni versava e non abbiamo pensato che forse avremmo potuto aiutarlo. Così ora Pilota Privato se ne è andato, perlomeno dalla 500, la classe che, più di ogni altra, ha fornito nel passato rimarchevoli esempi di uomini di questa fatta.
Ne ricordiamo uno a caso: Boet Van Dulmen, grandissimo esempio assieme a Jack Middelburg di corridore di razza, e facciamo il suo nome solo perché l'abbiamo rivisto nella sala stampa di Assen. Lo ricordiamo vincente nel GP di Finlandia del 1979, davanti nientemeno che a Randy Mamola e a Barry Sheene. Ora è un po' invecchiato, com'è naturale, ma solido e roccioso come un tempo.

"Siamo una razza in estinzione principalmente perché l'ambiente, attorno a noi, si è modificato e ci è ostile - ha detto, aggiungendo - vuoi sapere quante corse ci sono in Olanda attualmente: quattro. Ai miei tempi ce ne erano trenta!".
Mentre Van Dulmen parlava, fuori dalla sala stampa provava la 500 con appena venti partenti e fra questi appena cinque piloti privati. Anzi, quattro, se vogliamo considerare David De Gea, che corre con la tricilindrica Modenas-KR3: un "ufficiale" a tutti gli effetti.

C'è dell'altro, ovviamente, la specie si stà estinguendo, se non si è già estinta, perché non esistono più le condizioni di vita per permettere a giovani corridori di crescere sino a diventare uomini come Pilota Privato, un nome di comodo sotto il quale si sono nascosti a lungo ragazzi divenuti poi uomini come Boet.
Oggi, infatti, che la Federazione insegue con la Dorna il mito della F.1 sognando che la soluzione sia il ritorno dei motori a 4 tempi, la classe 500 non è neppure in grado - non sono più in grado le case - nemmeno di esprimere uno straccio di moto "replica" di quelle ufficiali come esisteva negli anni '70 ed '80 con le Suzuki RG standard. Se dunque Pilota Privato tornasse in vita dovrebbe correre con una 500 bicilindrica e mai avrebbe la possibilità che ha avuto Van Dulmen di vincere un Gran Premio. Questa è la realtà.
La realtà di cui si dovrebbero rendere conto quanti - dicono professionalmente - si occupano di questo sport. Per produrre atleti c'è bisogno di cultura sportiva nelle scuole, e poi di campi sportivi, di piscine, di allenatori. Per produrre motociclisti forse bastano i circuiti che abbiamo ed i trofei monomarca, ma per far crescere piloti di alto livello è necessario che ad alto livello questi abbiano la possibilità prima di tutto di correre. E per correre c'è bisogno di motociclette.
Motociclette da Gran Premio. Ce le daranno Honda, Yamaha, Suzuki ed Aprilia nel 2002 assieme ai tanto sospirati motori a quattro tempi?

 

 

 

 

 

 

 

 

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